L’attenzione fotografica di Angela Donatelli Dugger è cominciata presto: durante i viaggi era spesso lei a tenere la macchina di famiglia. Più tardi, studiando biologia alla Central Michigan University, si interessò alla microscopia. Preparare campioni, guardare al microscopio elettronico e fotografare strutture cellulari collegava il fare immagini a un’altra forma di osservazione: vedere mondi presenti ma normalmente invisibili.
Quella curiosità guida ancora il suo lavoro. Dugger torna continuamente alla natura, ai cambiamenti ambientali e alle piccole forme di resistenza: rampicanti sui muri di mattoni, piante che spuntano dall’asfalto, tracce di vita in luoghi altrimenti ignorati.

«Quando rallento e cerco queste piccole meraviglie, vedo speranza.»
La fotografia come modo per rallentare
L’analogico dà a Dugger un ritmo che il digitale non le offre. Il numero limitato di esposizioni cambia il suo modo di guardare. Anche sviluppo e stampa diventano forme di concentrazione, più vicine alla meditazione che al lavoro davanti a uno schermo.

La stessa concretezza ritorna nei ricordi legati alle singole immagini. Light Drawing è stata realizzata di notte con stelline scintillanti, il compagno e i figli. La fotografia conta perché fa rivivere l’esperienza di averla creata insieme. Waterfall custodisce un ricordo diverso: camminare nel bosco con una fotocamera medio formato e un treppiede, prendendo coscienza dello sforzo fisico che i fotografi del passato accettavano come parte del lavoro.

Spazi di soglia e memoria che cambia
Dugger è attratta dai luoghi ai margini dell’uso ordinario. Gli spazi di passaggio suggeriscono vite precedenti e storie possibili: che cosa è successo qui, chi è passato, quali tracce restano? Lo stesso rapporto con il tempo emerge nelle fotografie familiari. Le immagini dei figli possono diventare più intense anni dopo, quando persone e circostanze sono già cambiate.

Tornare ai procedimenti fotografici manuali dopo anni di digitale le ha fatto riscoprire la fotografia come pratica, non soltanto come strumento per produrre immagini.

Infrangere le regole della cianotipia
La cianotipia è diventata particolarmente importante perché la sperimentazione le ha permesso di andare oltre le istruzioni iniziali. Invece di lasciare sempre asciugare i chimici prima dell’esposizione, Dugger ha cominciato a esplorare la cianotipia a umido, trovando una profondità e un’imprevedibilità capaci di generare nuove idee.

«Non abbiate paura di sperimentare. Potreste trovare un mondo completamente nuovo.»
Il suo lavoro recente collega i materiali fotografici a domande sul danno ambientale, la memoria, il genere e il ruolo delle istituzioni nel decidere quali storie conservare. In opere come Shattered e Requiem of Collective Memory, usa cianotipia e materiali trovati per esaminare le sovrapposizioni tra narrazioni storiche e sistemi contemporanei. Queste interpretazioni sono centrali nel modo in cui Dugger stessa inquadra artisticamente il lavoro.

A legare le diverse fasi della sua pratica è la curiosità. Microscopia, pellicola, cianotipia, fotografie di famiglia e osservazione ambientale cominciano dallo stesso gesto: rallentare, guardare da vicino e provare che cosa succede quando le regole previste non sono l’unica strada.

Developing Stories è una serie editoriale di Berlin Photo Studio dedicata alle persone, ai ricordi e alle vite dietro le fotografie che incontriamo.