Bryan Garris ha imparato a non fidarsi della prima visita. Un paesaggio può colpire subito, ma le fotografie a cui tiene di più arrivano spesso dopo: con un’altra stagione, un’altra luce, un’altra passeggiata davanti a una composizione ignorata decine di volte.
La fotografia divenne importante per lui da bambino, quando semplici compatte gli permisero di interagire con il mondo e conservare ricordi di persone e luoghi. Smise intorno agli anni del liceo, riprese durante gli studi di master e, infine, tornò anche alla pellicola. Quel ritorno rese di nuovo personale il mezzo.

Vedere secondo la forma della fotocamera
Garris lavora con diversi formati e ciascuno cambia il suo modo di vedere. Portare una Hasselblad fa apparire il mondo quadrato. Una panoramica rende più evidenti i rapporti orizzontali. Il grande formato rallenta ancora di più l’intero incontro.
Poiché gran parte del suo lavoro è in bianco e nero, presta particolare attenzione a luce, forma e materia. La fotocamera non si limita a registrare un luogo: il suo formato determina le domande visive che gli pone.

Il bayou che continua a offrire immagini
Un luogo sulla costa del Mississippi è diventato particolarmente importante. Garris raggiunse per la prima volta quel bayou seguendo un sentiero appena accennato, facendosi strada nella vegetazione fitta e tra grandi ragni banana. Sbucò nella luce del tardo pomeriggio, tra enormi querce sempreverdi, e scattò subito un intero rullino in formato 6×9.
Quasi ogni fotogramma diventò poi una stampa in camera oscura.

È tornato al bayou ogni volta che ha visitato il Mississippi meridionale e ogni visita ha prodotto nuove fotografie. Nel tempo, più che un luogo, è diventato un lavoro in continua evoluzione. Garris spera di ricavare un libro dalle immagini accumulate lì negli anni.
Fare la fotografia con le mani
Per Garris l’analogico conta perché permette di realizzare un’immagine dall’inizio alla fine con strumenti tradizionali. Il legame si fa più forte nella stampa, quando la fotografia resta un oggetto fisico plasmato dalle decisioni prese in camera oscura.

La pellicola lascia spazio anche agli imprevisti. Un rullino bagnato acquistò un’importanza inattesa dopo essere stato usato per fotografare un’eclissi solare. Allo sviluppo, l’emulsione risultò sciolta e sollevata: intorno al sole comparvero danni che Garris non avrebbe mai potuto progettare. L’incidente divenne una delle sue fotografie più sorprendenti.
La memoria misurata in miglia
Garris ricorda spesso i viaggi attraverso le fotografie. Nel 2022 percorse circa 8.000 miglia negli Stati Uniti, fotografando lungo la strada. Il viaggio comprese paesaggi iconici, il Covid, notti dormite in auto e un ritorno a casa guidando quasi senza interruzioni.

Guardare quelle fotografie non gli ricorda soltanto singole vedute. Ricostruisce l’esperienza fisica del viaggio e gli fa venire voglia di rimettersi in macchina.
Guardare più vicino a casa
Per anni, come molti paesaggisti, Garris pensava che gli scenari più importanti fossero altrove, soprattutto nell’Ovest americano. L’età e il tornare nei luoghi hanno cambiato questa convinzione.

Georgia, Florida, Mississippi e la più ampia costa del Golfo sono diventati sempre più i luoghi che voleva comprendere. Ora sta raccogliendo il lavoro per un libro su Mississippi, Louisiana e Florida, mentre fotografa anche la cultura appalachiana intorno a Dahlonega, in Georgia: festival, incontri musicali e persone che partecipano alle tradizioni locali.
La sua pratica si è così allargata dal paesaggio al documentario, senza abbandonare il luogo come soggetto centrale.

Anche qui c’è qualcosa da fotografare
Garris ricorda alcuni studenti di fotografia che si lamentavano di non trovare nulla di interessante vicino al loro college. Bastò un breve tragitto per scoprire paesaggi che non avevano mai considerato degni di nota.
In quella storia c’è l’idea al centro del suo lavoro. Un luogo non deve essere già riconosciuto come meta fotografica. Può semplicemente chiedere di tornarci, prestargli attenzione e lasciare che la familiarità diventi profondità, anziché invisibilità.

Developing Stories è una serie editoriale di Berlin Photo Studio dedicata alle persone, ai ricordi e alle vite dietro la pratica fotografica.