Developing Stories: Susan Eline — Il soggetto non cambia, cambia l’obiettivo

Leafs — photograph by Susan Eline

La fotografia di Susan Eline è iniziata con un’eredità. Durante la pandemia ha ricevuto la collezione di fotocamere analogiche del nonno e ha deciso di imparare a usarle. Quello che era cominciato come un modo per camminare per Amsterdam, provare vecchie macchine e ritrovare una parte creativa di sé è diventato presto un lavoro di ritratto radicato nelle comunità musicali e nella vita notturna della città.

Agli amici servivano fotografie per la stampa. Poi anche ad altri artisti. Sono seguiti lavori con IsBurning, Minimal Collective e con locali e festival come Club RAUM, BRET, De School, Draaimolen e Drift. Una curiosità personale è diventata una professione quasi prima che Susan Eline avesse il tempo di progettarla.

Dedicare tempo a un’altra persona

Il ritratto analogico attrae Susan Eline perché le sue esigenze tecniche creano presenza. Misurare la luce, scegliere fotocamera e pellicola, comporre con cura e sapere che gli scatti sono limitati cambia l’energia di una sessione.

Leafs — fotografia di Susan Eline
Leafs — fotografia di Susan Eline

Questa lentezza non riguarda soltanto chi fotografa. Crea una responsabilità verso chi si trova davanti all’obiettivo. Susan Eline ritrae spesso musicisti e artisti, non modelli professionisti: fiducia e agio sono quindi centrali. Ascolta, fa domande e cerca di capire chi ha davanti prima di decidere come fotografarlo.

L’obiettivo non è trasformare il soggetto in un personaggio prestabilito, ma riconoscere qualcosa che è già presente e metterlo in risalto attraverso il proprio linguaggio visivo.

Minimal Collective x De School — fotografia di Susan Eline
Minimal Collective x De School — fotografia di Susan Eline

L’identità sotto la superficie

Con il tempo, l’identità è diventata sempre più centrale nel lavoro di Susan Eline. La interessa la distanza tra ciò che crediamo di essere, il modo in cui ci presentiamo e come gli altri ci interpretano. Tratti che sembrano fissi possono rivelarsi difese apprese; un’apparenza che pare svelare una persona può nascondere tanto quanto mostra.

Questa sensibilità si riflette nelle fotografie. Un’immagine può apparire curata e sicura, pur contenendo qualcosa di meno stabile sotto la superficie. Le esperienze personali di Susan Eline l’hanno resa sempre più interessata a questi contrasti e agli aspetti di una persona che non si vedono subito.

Vuur (guido) — fotografia di Susan Eline
Vuur (guido) — fotografia di Susan Eline

Scegliere la fotocamera per la persona

Per Susan Eline l’attrezzatura fa parte del vocabolario emotivo di un ritratto. Fotocamere, pellicole, luoghi e ore del giorno diversi possono far percepire lo stesso soggetto in modi completamente differenti. Adatta queste scelte all’artista, anziché imporre a tutti un’impostazione fissa.

Il lavoro comincia prima della sessione, con riferimenti visivi e conversazioni. Chiede ai soggetti di condividere immagini o atmosfere in cui si riconoscono, poi unisce questi spunti a ciò che ha imparato di loro. Le ambientazioni possono nascere da luoghi ricordati durante i viaggi, da passeggiate per Amsterdam o dall’esplorazione di una zona prima su Google Maps e poi a piedi.

NERA — fotografia di Susan Eline
NERA — fotografia di Susan Eline

Durante la sessione, il programma si fa più aperto. Camminare e parlare permette di trovare sul momento i luoghi precisi e i gesti.

Lasciare spazio all’imperfezione

Nelle fotografie di Susan Eline il controllo ha volutamente dei limiti. Può decidere atmosfera e composizione, ma non vuole dettare ogni dettaglio dell’inquadratura. Graffiti, muri disordinati e movimenti inattesi vengono spesso mantenuti, perché creano contrasto e rendono l’immagine più vera.

Navarone Cole — fotografia di Susan Eline
Navarone Cole — fotografia di Susan Eline

Alcune delle sue fotografie preferite sono quelle che si discostano leggermente dal piano. Il soggetto si muove in modo diverso, il luogo aggiunge qualcosa di inatteso oppure un elemento scomodo introduce una tensione che un’immagine più pulita perderebbe.

La fotografia che ha cambiato la dimensione del lavoro

Una sessione per la stampa con l’amico Guido è stata la prima occasione in cui Susan Eline ha ritratto qualcuno su pellicola. La sua carriera da DJ stava crescendo e aveva bisogno di nuove immagini. Quando quelle fotografie hanno cominciato a circolare, sono arrivate rapidamente richieste da altri artisti.

Navarone Cole «De tijd vliegt» — fotografia di Susan Eline
Navarone Cole «De tijd vliegt» — fotografia di Susan Eline

Quella sessione ha segnato un passaggio: la fotografia non era più soltanto qualcosa che faceva per curiosità, ma un lavoro che gli altri le chiedevano. La transizione è stata più rapida del previsto, ma ha confermato che l’intuizione seguita attraverso le fotocamere del nonno poteva diventare una pratica professionale.

Una persona, molti obiettivi

Il prossimo lavoro di Susan Eline si sta concentrando sulla percezione stessa. La affascina l’idea che non esista mai una sola versione di una persona: la percezione di sé, quella altrui e l’immagine costruita dalla fotocamera possono coesistere senza che una diventi definitiva.

Jaimy — fotografia di Susan Eline
Jaimy — fotografia di Susan Eline

Vuole collegare questa idea al suo interesse di lunga data per i dispositivi di epoche diverse: vecchi iPhone, compatte digitali, Sony Handycam, fotocamere analogiche e strumenti contemporanei. Ognuno porta con sé un diverso senso visivo del tempo e della memoria. Fotografando la stessa persona con più dispositivi, il soggetto resta fisicamente identico mentre l’immagine diventa altro.

Per Susan Eline, questo è diventato una metafora delle relazioni e dell’identità: il soggetto non cambia, cambia la lente attraverso cui lo guardiamo. La prossima fase della sua ricerca vuole usare questo dato non solo sul piano estetico, ma anche personale, invitando chi guarda a considerare quante versioni di sé e degli altri possano essere vere nello stesso momento.

Abira — fotografia di Susan Eline
Abira — fotografia di Susan Eline

Developing Stories è una serie editoriale di Berlin Photo Studio dedicata alle persone, ai ricordi e alle vite dietro le pellicole che sviluppiamo.

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