Developing Stories con Michele Cerioni

Developing Stories con Michele Cerioni – Berlin Photo Studio

Benvenuti su Developing Stories, la rubrica in cui incontriamo le persone che ci affidano i loro rullini per lo sviluppo e la scansione. Oggi vi presentiamo Michele, un romano che vive a Berlino e che nelle sue fotografie coglie il caos, la bellezza e la poesia inattesa della vita in città.

Chi sei e da dove vieni?

Michele:

Mi chiamo Michele, lavoro come headhunter e sono un ballerino. Vengo da Colli Aniene, a Roma, ma da 13 anni vivo a Berlino, seguendo le orme di mia madre, che qui è nata e cresciuta.


Come ti sei avvicinato alla fotografia analogica?

Poco prima della pandemia mi sono reso conto di quanto fosse incredibile vivere a Berlino e ho sentito il bisogno di fotografare tutto quello che succedeva intorno a me. I tramonti, le feste, la vita di strada: mi affascinava tutto. L'analogico mi attirava molto più del digitale. Così sono andato su eBay e ho comprato una robusta Canon FTQL. Da lì è iniziato un percorso fatto di tentativi ed errori, soprattutto errori, a essere sinceri. E sai una cosa? Da allora non è cambiato molto, ed è proprio questo che mi piace.

È iniziato un percorso fatto di tentativi ed errori, soprattutto errori, a essere sinceri. Da allora non è cambiato molto, ed è proprio questo che mi piace.
Fotografia senza titolo su pellicola di Michele Cerioni, immagine 1 di 12

Cosa c'è adesso nella tua borsa fotografica?

In questo momento ho una Yashica FR con un obiettivo da 28 mm e un rullino Kodak Vision 500T. In borsa porto anche un Double-X e un altro Kodak Vision di scorta. Uso spesso una Canon Prima Zoom AF e una Minolta Hi-Matic e ho un debole per tante altre compatte automatiche. Mi permettono di portare la fotografia ovunque, soprattutto perché amo ballare e lo faccio quasi ogni giorno. Caotico? Sì. Perfetto? Assolutamente.


Ricordi la prima foto che ti ha fatto innamorare della pellicola?

Assolutamente. Una sera, dopo aver ballato a Kreuzberg, siamo finiti al Repeat, un leggendario bar pieno di fumo dove si ascolta techno e house. Avevo la mia Canon caricata con una pellicola in bianco e nero. Ho scattato qualche foto senza pensarci troppo, tra un ballo e un drink. Sono venute scure, sfocate, al limite, eppure in qualche modo erano bellissime. Racchiudevano perfettamente l'atmosfera di quella notte.


Bianco e nero o colore?

Non riesco ancora a scegliere: spesso dipende dall'umore. Per il bianco e nero non posso fare a meno della Kodak Double XX, che porto quasi sempre con me. Per il colore alterno pellicole cinematografiche e C-41. Nella mia borsa trovi spesso Kodak Vision 3 e Wolfen NC 500.

Fotografia senza titolo su pellicola di Michele Cerioni, immagine 2 di 12

Che sensazione ti dà la pellicola rispetto al digitale?

È l'imprevedibilità a rendere speciale la fotografia. Mi è capitato poche volte di guardare nel mirino, pensare «Eccola!» e poi ritrovare nella foto esattamente quello che avevo immaginato. Ma quando succede è pura magia. Ogni immagine ha la sua trama, la sua atmosfera, la sua grana: sembra avere un'anima. Non sai mai quando una foto prenderà davvero vita.

È l'imprevedibilità a rendere speciale la fotografia.

Hai qualche abitudine strana quando fotografi?

Faccio sempre uno scatto orizzontale e subito dopo uno verticale. Non riesco mai a decidere quale funzionerà meglio. Di solito fotografo nei bar e ai concerti, senza flash, e quasi sempre mentre mi muovo.


Come hai scoperto Berlin Photo Studio?

Passando ho notato un posto nuovo, pieno di graffiti, vicino a dove abitavo prima. Sono entrato per curiosità e ho conosciuto Emma. Abbiamo parlato per un po' in inglese, poi ci siamo accorti di essere entrambi italiani. Quando l'ha capito ha esclamato «Ma vaffanculo!» e siamo scoppiati a ridere. Mi sono sentito subito a mio agio.

Fotografia senza titolo su pellicola di Michele Cerioni, immagine 3 di 12

Qual è la tua parte preferita dello sviluppo e della scansione?

Mi piace appendere la pellicola ad asciugare dopo lo sviluppo. Anche scansionare le immagini mi dà molta soddisfazione.


I risultati ti hanno mai sorpreso?

Molte mie foto non sono esposte bene o sono fuori fuoco, quindi di solito non mi aspetto granché. Eppure alcuni scatti che pensavo sarebbero stati terribili si sono rivelati fantastici.


Se le tue foto potessero parlare, cosa direbbero?

Esprimiti.


Che consiglio daresti a chi vorrebbe provare la fotografia analogica?

Comincia e basta. Scatta tanto. Non pensarci troppo. Continua. Continua.

 Domande al volo
  • Pellicola preferita: Double-X e Kodak Vision 3 500T
  • Fotocamera dei sogni: Contax T2 o Yashica T4
  • Una parola per descrivere il tuo stile: Frenetico
  • La cosa più strana che hai fotografato: Mi piace vedere i carrelli della spesa abbandonati per strada. Le mie foto più insolite ritraggono le persone con cui ballo, soprattutto una in cui sto ballando con un lavapiatti.
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Instagram: @mcerioni86

Un semplice esercizio di riflessione

  1. Scegli un’immagine o un’idea dell’articolo che ti è rimasta impressa.
  2. Descrivi cosa ti attrae, senza usare un linguaggio tecnico.
  3. Individua una scelta pratica alla base di quella sensazione.
  4. Realizza una breve sessione di scatti, una selezione o una stampa che esplori la stessa domanda.
  5. Annota cosa è cambiato quando il lavoro ha preso forma concreta.

Così l’articolo diventa un punto di partenza per la propria pratica, anziché qualcosa da leggere e dimenticare.

Domande frequenti su Developing Stories con Michele Cerioni

Che cosa devo controllare per prima cosa?

Identifica con precisione pellicola, formato, fotocamera o file interessati e annota ciò che è già successo. Un punto di partenza chiaro rende più affidabile la decisione successiva ed evita di confondere variabili diverse.

Come posso applicare questo articolo alla mia fotografia?

Scegli un’idea pertinente, trasformala in un piccolo esercizio e realizza o stampa un numero limitato di immagini. L’obiettivo è passare dalla riflessione alla pratica, non copiare lo stile di un’altra persona.

Devo conservare il materiale originale?

Sì. Conserva negativi, scansioni originali, dettagli degli ordini e confezioni o appunti utili. Gli originali permettono di verificare le cause, ottenere scansioni migliori o tornare sul lavoro in seguito.

Guide correlate: Leopoldplatz Vol. I: intervista a Emiliano Vittoriosi.

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